Le lumache di Giuseppe Rotundo: una storia di riscatto a Minervino di Lecce!
Guardare ed essere guardati con occhi diversi: questa è libertà.

Guardare ed essere guardati con occhi diversi: questa è libertà.

“Il piacere del lavoro e la gioia dei miei genitori che sono morti guardandomi con altri occhi. Questa si chiama libertà”
Sedici anni fa, a 48 anni, Giuseppe Rotundo non cercava solo un lavoro; cercava l’aria per respirare. Un’aria pulita, non quella densa e soffocante di una vita pericolosa, vissuta nell’ombra, dove ogni sguardo poteva nascondere un giudizio o una minaccia. Il suo cuore, stanco di celarsi e di dare sofferenza ai suoi genitori, desiderava un riscatto, una libertà da costruire con le proprie mani. E così, in quella che un tempo era un’antica contrada, nel terreno di famiglia, tra ruderi silenziosi e memorie sopite, sceglie una via inaspettata: allevare lumache. Inizia così l’avventura di “Elicicoltura Rinascita”, nelle campagne di Minervino di Lecce in Puglia.

Non è un inizio semplice. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, Giuseppe lavora in completa solitudine, accompagnato solo dai pensieri ancora tormentati. Recupera pietre, fondamenta, i segni di una vita passata che lì, in quella che era stata la stalla delle mucche e il rifugio caldo di intere famiglie, sembravano sussurrargli la speranza di un nuovo inizio. Era un lavoro fisico, estenuante, ma ogni sasso sollevato era un peso in meno sull’anima, e in quella fatica trovava una gioia profonda.
La vera magia, però, si manifesta nel rapporto con suo padre. Un uomo di 92 anni, gli occhi ormai velati, che in passato era stato il pioniere di quelle terre, coltivando fiori, garofani, grisantemi… Un rapporto fatto più di indifferenza che di dialogo, che ora, prende una piega inattesa. Papà Salvatore, nel tentativo di aiutare nella raccolta, senza rendersene conto schiacciava le lumache. Giuseppe però non diceva nulla, perché in quei momenti le lumache passavano in secondo piano, quello che contava era la ricostruzione di un rapporto che credeva perduto.
Un’Ape 50, acquistata da Giuseppe che non aveva la patente, diventa il simbolo di un nuovo legame, il luogo dove padre e figlio si sedevano, non più in silenzio, ma a raccontarsi storie, a recuperare il tempo. Un rapporto di reciproca comprensione e amore, che ha donato ai suoi genitori, prima di andarsene, la gioia di vederlo rinascere.
Dal coraggioso inizio di Giuseppe, la passione cresce, inizialmente allevava milioni di lumache su un ettaro di terreno. Ora, su circa 800 metri (40mx20m), la sua produzione si attesta intorno ai 3-4 quintali all’anno. Con le lumache, scopre un linguaggio segreto, un dialogo silenzioso che va oltre le parole. Per questo non esita a far risuonare a tutto volume, i versi ribelli dei Nomadi, la poesia cruda di Guccini, le ballate eterne di De André, la voce autentica di Bertoli, e il calore inconfondibile della musica pugliese.
All’allevamento dell’escargot, si dedica anche alle pregiatissime Municeddhre (monachelle) salentine, dal nome scientifico di Elix Aperta, che vanno sotto terra, tessono il loro velo bianco e, una volta chiuse, sono pure, libere da batteri e tossine. Raccoglierle è un lavoro di pazienza e rispetto, che richiede di scavare con il piccone e le mani, di sentire la terra, di scegliere il momento giusto. Ammette di essere stanco, anche per questo motivo ha ridotto la produzione, ma di volerlo fare fino a quando le forze non lo abbandoneranno del tutto. Per lui è una fatica che restituisce dignità e gli ricorda i momenti felici con il padre.
“Se di notte pioveva e volevo venire qui, ero libero di farlo”, dice. Non c’è più la paura di guardarsi alle spalle, di chiedersi “mi stanno seguendo?”. Questa è la sua libertà ritrovata, una libertà che lo riempie, fatta di accoglienza e di attesa. Le sue lumache, nutrite con bietola e cereali (mix di piselli secchi mais e crusca), in letargo nel sottobosco, si purificano e poi, a fine aprile, sono pronte per essere raccolte. Seleziona le fattrici più belle, quelle che porteranno avanti la vita per la nuova produzione. in un meraviglioso ciclo di purezza e di protezione tipico delle lumache.
L’uomo che un tempo viveva sotto “sorveglianza speciale”, oggi ci racconta la storia di chi ha ricostruito sé stesso e la sua attività, ricucendo i legami con la famiglia e la comunità, trovando il suo vero posto nel mondo.
La rinascita di Giuseppe non si ferma al suo terreno. La libertà ritrovata lo spinge verso un impegno sociale profondo e sincero. Oltre che delle sue lumache, si occupa dei diritti degli ex detenuti. Collabora con l’Associazione “Nessuno Tocchi Caino”, cercando soluzioni per restituire dignità e valore alla vita a chi ha un debito con la giustizia e la comunità. E con l’Associazione “Dalla parte dei più deboli”, fondata da un amico ex detenuto, distribuisce alimenti alle famiglie in difficoltà.
Questo è il suo vero riscatto. La bellezza di questa nuova vita, ci racconta Giuseppe, è quando incrocia gli sguardi delle persone. Non più quelli velati dalla paura o dal disagio, quelli che vedevano “Giuseppe dei cavalli”, l’uomo delle cose pericolose, il malavitoso. Ora, lo chiamano “Giuseppe o Pino delle “cozze” (lumache in pugliese), con un sorriso, con rispetto genuino. Negli occhi degli altri, ora cerca e trova lealtà, valori semplici e veri che lo hanno ispirato a proseguire la sua lotta quotidiana. Questo è un UOMO di Minervino di Lecce!

Ho conosciuto questa persona meravigliosa grazie al progetto (PNRR) “Borghi Divini: Tra Santi, Fiabe E Megaliti” tra il comune di Minervino di Lecce e Giuggianello
