“Ho sfidato il mondo quando ho deciso di essere felice.” Washley D’amico

Persona estremamente affascinante, capace di tenerti incollato alle parole, di catturare l’attenzione con le sue storie. Ricordo ancora la sensazione di serenità e famigliarità che ho provato la prima volta che ho incontrato Stefano Milano: è stato come sentirsi a casa.

La sua calma apparente però non deve trarre in inganno. Stefano cela un’energia intensa, accoglie dentro di sé il “fuoco” e lo trasforma in una forza pura, manifestata con naturalezza e senza ostentazione. Coglie l’opportunità nella sfida stessa, affrontando ogni nuovo progetto con entusiasmo e determinazione.

La sua storia è un mosaico di esperienze, dalle avventure giornalistiche ai confini del mondo, alla passione per la musica e la radio, la comunicazione aziendale e politica, e l’editoria. Da bassista in un gruppo rock a direttore editoriale, passando per reportage avvincenti in sud America, Stefano dimostra una straordinaria versatilità. La sua vita è una continua ricerca, un viaggio alla scoperta di sé e del mondo, fatta con discrezione e umiltà

Ha lavorato per diversi anni in qualità di editor a Codice Edizioni, una casa editrice torinese di punta nel panorama della divulgazione scientifica. Rinnovando la linea editoriale e portando i libri di Codice Edizioni ad avere una diffusione internazionale, ha dato un contributo fondamentale alla crescita dell’azienda.

Parallelamente, si è distinto nella promozione della scienza attraverso eventi di grande successo, partecipando per esempio al Festival della Scienza di Genova e Roma, e al Festival di Wired. 

Ad un certo punto, guidato dalla sua passione per le sfide, ha iniziato a cercare nuove opportunità professionali e grazie a un incontro fortuito, è entrato a far parte del team di Parallelozero, in qualità di direttore editoriale. E qui che arriva una sorpresa: Davide Scagliola, CEO & Managing Director dell’agenzia, è il migliore amico d’infanzia dei cugini di Stefano. Un connubio perfetto, dunque, tra due professionisti che, oltre a condividere l’amore per la comunicazione, hanno radici torinesi comuni e un forte desiderio di esplorare nuovi orizzonti insieme.

L’ambiente accogliente in agenzia!

Parallelozero ha permesso a Stefano di mantenere un legame con i reportage a lui cari, pur operando in un contesto diverso. “Con Parallelozero è tornato un pezzo di me che avevo perso e che finalmente ho ritrovato”. Oltre ad essere un punto di riferimento per il fotogiornalismo italiano, l’agenzia si è affermata come partner strategico per grandi aziende, offrendo servizi di comunicazione integrata e progetti su misura.

Di cosa si occupa di preciso Stefano a Parallelozero? La sua profonda conoscenza del giornalismo, dell’editoria, della comunicazione e della radio lo rende un asset fondamentale per l’agenzia. Grazie alla sua capacità di pensiero strategico e di coordinamento, si occupa di una vasta gamma di contenuti, dalla scrittura alla distribuzione, dalla fotografia ai podcast, mettendo a frutto le sue esperienze radiofoniche.

Chiudi gli occhi e ascolta. Parole e musica on air..

 

C’è un momento nella vita di molti di noi in cui una passione o un sogno prende forma e diventa parte integrante della nostra identità. Per Stefano, quel momento è arrivato quando, da giovane liceale, ha varcato la soglia di una piccola radio torinese, portando con sé il desiderio di condividere la sua musica con il mondo. La radio diventa ben presto una parte fondamentale della sua vita, un luogo dove sperimentare, crescere e dare voce alle proprie idee. Oggi per Stefano è la “grande assento, poiché non è più così centrale nella sua vita professionale.

Mi racconta un episodio divertente e significativo che dimostra come la curiosità e la tenacia possano aprire le porte a infinite possibilità. Siamo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90: un gruppo di amici, spinti da un’irrefrenabile passione, suonano il campanello della piccola ma vivace Radio Rivoli, l’emittente locale che animava la loro città. Con timidezza ma con grande determinazione, chiedono di poter far sentire la loro musica. Giorni dopo, si ritrovano in diretta radio, dando il via a un’esperienza che li avrebbe segnati per sempre, nonostante l’ansia e qualche inevitabile errore delle prime volte.

Intorno a metà degli anni ’90, decide di intraprendere una nuova strada e lascia il gruppo di amici per lavorare a Radio Flash, una storica emittente torinese. In quel periodo, la Radio si trovava in un momento storico di grande crisi. Non faceva eccezione Radio Flash, che era sull’orlo della chiusura quando un gruppo di imprenditori culturali cittadini, insieme a una cordata di appassionati di musica, tentò di salvarla, tra questi c’era anche lui. Insieme, inventarono un nuovo format radiofonico, incentrato sul flusso continuo e sulla partecipazione attiva degli ascoltatori. Questa rivoluzione coincise con un periodo di grande fermento per la musica italiana e internazionale.

L'anima rock di Stefano.

I Perturbazione sono nati tra i banchi di scuola, da un gruppo di  amici in cerca di qualcosa da fare per combattere la noia. “Ci siamo detti: Facciamo un gruppo!” ricorda Stefano. Nessuno di loro sapeva suonare uno strumento: Stefano aveva una tastiera molto vecchia e poi ha recuperato il basso dello zio, che un tempo suonava in un gruppo simile all’Equipe 84.

“All’inizio facevamo solo casino a casa, registravamo su cassette delle parodie dei professori ma poi, piano piano, è diventato tutto più serio. Abbiamo fatto dischi, girato l’Italia e l’Europa con i nostri tour.” Il loro terzo album, In circolo, uscito nel 2002, è considerato una pietra miliare della musica rock italiana. L’album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia, occupando la posizione numero 88. Insieme agli Afterhours, ìStefano, che conosceva molto bene Manuel Agnelli, ha dimostrato che si poteva fare buona musica rock in italiano. Oltre a suonare il basso, si è occupato attivamente anche del management del gruppo, un ruolo impegnativo ma che gli ha dato grandi soddisfazioni personali. La sua passione era, di fatto, la musica a 360 gradi: amava il suono della band, il lavoro in studio di registrazione, il mixaggio e soprattutto l’energia travolgente del palcoscenico.

Condividere il palco con i Pertubazione per oltre trent’anni è stato per Stefano un’esperienza intensa e arricchente. Un viaggio lungo, fatto di musica ed emozioni, che gli ha donato tantissimo. Tuttavia, giunto a un certo punto del suo percorso, ha avvertito il bisogno di voltare pagina, di chiudere un capitolo importante della sua vita per aprirne uno nuovo. “Ho chiuso il basso dentro la sua custodia e non ho più suonato”.

“Il viaggio più prezioso è quello del reportage, il viaggio etnografico o antropologico intrapreso per conoscere meglio il mondo, la storia, i cambiamenti avvenuti, in modo da trasmettere agli altri le conoscenze.” –  Ryszard Kapuscinski

Il fiuto per le storie!

I reportage, che lo hanno portato dall’Africa al Sud America, passando per l’Europa e gli Stati Uniti, hanno segnato profondamente la sua vita, arricchendo la sua esperienza in modo significativo. Non si è fatto mancare nulla!

Mi racconta della sua esperienza da reporter nella zona di confine tra Stati Uniti e Messico, in particolare durante la sua permanenza a Tucson, Arizona. In questa regione desertica, tagliata in due dal confine, ha assistito in prima persona alla costruzione del muro e alle sue conseguenze sull’immigrazione clandestina.

L’esperienza di vivere in una zona così complessa e dinamica lo ha reso testimone diretto delle sfide affrontate dai migranti e delle conseguenze umane delle politiche migratorie.

Mentre a est e a ovest il muro era già in costruzione, in Arizona, a causa della presenza di montagne, vi erano ancora ampi tratti incompleti. Questa situazione ha fatto sì che l’Arizona diventasse un punto di passaggio per migliaia di migranti provenienti da Messico e Sud America.

Stefano ha documentato questa realtà da entrambi i lati del confine, accompagnando i volontari delle ONG che portavano aiuti umanitari ai migranti nel deserto, e intervistando le comunità locali nei piccoli paesi messicani al confine. È anche andato nella grande città di Nogales, dove ha potuto osservare da vicino le dinamiche del traffico di persone.

Abbiamo ormai visto quanto Stefano ami variare le sue esperienze, aprendo e chiudendo nuovi capitoli della sua vita. Questa volta, decide di sfidare i luoghi comuni del giornalismo, dimostrando che un buon reporter può eccellere anche in ambiti meno convenzionali. Chi ha detto che per trovare storie incredibili o affascinanti bisogna necessariamente andare lontano o occuparsi di eventi drammatici come la guerra? Per un anno Stefano si è dedicato a trovare storie nascoste, quelle che non saltano subito all’occhio e che si possono trovare anche vicino a casa. Condivide un suo aneddoto: “Lavoravo a un reportage a San Salvario, dove vivevo, e un giorno, mentre stavo imbiancando casa, organizzai un’intervista. La storia era letteralmente sotto casa mia”.

Stefano padre.

Stefano è padre di quattro figli: Simone, di 26 anni, Maria, di 20, Anita, di 10, e Caterina, di 6. Con ognuno di loro cerca di costruire un rapporto unico, basato sul rispetto della loro individualità. Crede nell’importanza di non essere invadenti, di lasciare loro la libertà di sbagliare e di imparare dai propri errori.

Per lui, l’esempio conta più di ogni altra cosa: raccogliere la carta per strada, rispettare gli spazi degli altri e non imporre i propri gusti, inclusi quelli musicali. Questa coerenza si riflette in ogni suo gesto. Ad esempio, ha creato un ambiente stimolante per le sue figlie più piccole, posizionando i libri sui ripiani più bassi della libreria. Grazie a questa esperienza, le bambine hanno potuto esplorare liberamente il mondo della lettura, sviluppando un amore per i libri che le accompagna ancora oggi.

Così Anita si è appassionata ai libri e la più piccola se vede una carta per strada la raccoglie. Mi racconta poi del rapporto molto speciale e profondo che lo lega a Maria, che ha trovato la sua strada: il design industriale al Politecnico di Torino.

Questa capacità di rispettare e valorizzare le individualità è un tratto distintivo del suo modo di educare, che si ritrova in tutti i suoi rapporti familiari.

Con il figlio maggiore ha sempre mostrato lo stesso rispetto per le differenze, incoraggiando la sua passione per la musica, senza però imporre i propri ascolti. Un giorno però per Stefano arriva una bella ricompensa: suo figlio manifesta l’amore per i vinili come lui.  “Mio figlio mi chiama da Madrid e mi dice di essere in un negozio di dischi usati e, tutto contento, di avere trovato il vinile del primo dei Sonic Youth”. Con Simone condivide anche la passione per la montagna, trascorrendo insieme preziosi momenti durante le loro escursioni.

“Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.” –  Abraham Lincoln

Insieme a Stefano abbiamo percorso molti sentieri, ma soprattutto abbiamo compreso che la vita va vissuta intensamente, assaporando ogni momento con gratitudine e senza rimpianti, lasciando andare ciò che ha fatto il suo corso e accogliendo il cambiamento con serenità. Le sfide erano le sue mappe, indizi per scoprire nuove terre da esplorare: un flusso incontenibile da godere fino in fondo.

© “Chiudi gli occhi e ascolta. Parole e musica on air..:”: Photo by Wallace Chuck, @pexels.com; Il fiuto per le storie: Photo by Stefano Milano